Per molto tempo sono stata quella che ce la faceva sempre, quella che rispondeva di sì a tutto. Lavoro, famiglia, responsabilità: trovavo sempre il modo di esserci per tutti.
Poi, un giorno, mi sono guardata allo specchio e ho visto una me stessa ingrigita, appesantita. Anche il mio corpo aveva iniziato a mandarmi segnali che non riuscivo più a ignorare, attraverso continui malesseri. Nel portafoglio avevo ormai una piccola farmacia. Pensavo che il problema fosse fuori di me e vivevo ogni situazione come un’emergenza. Sentivo le tensioni nelle relazioni e il peso del lavoro nell'attività di famiglia: tutto mi sembrava troppo grande da sostenere.
Poi, finalmente, ho capito che dovevo iniziare da me.
Qualche mese dopo sono salita in macchina per andare a centinaia di chilometri da casa, insieme a due persone che non conoscevo, diretta al mio primo corso di formazione. Lì è successo qualcosa di semplice e, per me, enorme: ho capito che non ero un'“aliena”, che quello che provavo aveva un senso e che potevo imparare ad ascoltarlo.
Ho iniziato così a darmi valore e a dire qualche no. Ho riequilibrato il mio rapporto con il cibo: anch'io ho conosciuto quei momenti in cui non mangi per fame, ma perché cerchi una pausa, una gratificazione, un conforto — qualcosa che in quel momento non riesci a concederti in altro modo.
Ho imparato che il punto non è combattere o aumentare il controllo, ma capire di cosa abbiamo davvero bisogno.
Oggi mi concedo quello che per tanto tempo ho messo in fondo alla lista: tempo, ascolto e attenzione. Ho imparato a riconoscere i miei bisogni, a costruire abitudini che mi sostengono e a fermarmi senza sensi di colpa quando ne ho necessità.
È questo che voglio trasmettere alle persone che accompagno: tornare ad ascoltarsi, riprendersi il proprio spazio e imparare a prendersi cura di sé senza sentirsi sbagliate.
Perché non si tratta di diventare qualcun altro. Si tratta di tornare a riconoscersi.