Per anni ho avuto paura del giudizio e mi sono sentita spesso bloccata, come intrappolata in una ragnatela. Allo stesso tempo, tendevo a confrontare il mio dolore con quello delle persone che incontravo in corsia, convincendomi che la mia storia avesse meno valore solo perché di fronte a me vedevo sofferenze apparentemente più grandi.
Ho conosciuto da vicino il senso di colpa che nasce quando una persona cara sta male: quella sensazione silenziosa per cui non ti senti quasi autorizzata a pensare a te stessa, perché la fragilità dell’altro sembra avere sempre la precedenza.
Attraverso un percorso psicologico, personale e mentale, ho compreso una verità che oggi è il cuore della mia professione: la sofferenza non si misura e non si confronta. Ognuno ha la propria storia, le proprie risorse e un modo unico di attraversare le difficoltà.
Già durante il tirocinio infermieristico e poi in oltre dieci anni di lavoro come infermiera, sia in Italia che all’estero, ho visto quanto ci si possa sentire disorientati di fronte alla salute: una diagnosi improvvisa, un percorso di cura complesso, lo stress prolungato o la malattia di un familiare.
Ho compreso che non basta occuparsi della patologia: dietro ogni sintomo c’è una persona, con le sue emozioni, i suoi pensieri, le sue relazioni e una vita che continua. Ho capito anche che prendersi cura di qualcuno non deve mai significare scomparire.
Da questa consapevolezza nascono il mio progetto Infermiera delle Emozioni e il mio ruolo di Health & Mental Coach. Integro la mia esperienza in ambito sanitario con le metodologie del mental coaching per accompagnare le persone a ritrovare chiarezza, direzione e un ruolo attivo nel proprio benessere.
La mia missione non è scegliere la strada al posto tuo, ma aiutarti a ritrovare la tua bussola: capire dove ti trovi, dove desideri andare e compiere il primo passo concreto verso il tuo equilibrio.