Lo sport è sempre stato per me un mezzo di espressione, simile alla musica per un cantante o ai quadri per un pittore. Un modo unico per mostrare la mia natura più intima. Tuttavia, il più grande peso che ho portato nella mia vita è stato causato da un grave errore al Whistler Sliding Centre durante la gara dello Skeleton ai XXI Giochi Olimpici di Vancouver 2010.
Non ero mentalmente pronto per lo stress e la pressione mediatica delle Olimpiadi, né preparato ad affrontare un errore sotto gli occhi di tutto il mondo, rappresentando la mia nazione. Avevo sempre seguito il mio sogno, dalle piste di tartan alle piste di ghiaccio, ma lo sport era anche il mio modo per affermarmi, per essere visto, per esternare la mia personalità, per sentirmi vivo. Quell'episodio ha mandato tutto in frantumi.
Per i successivi 10 anni ho vissuto nella rabbia, nella vergogna, nella frustrazione verso me stesso, incapace di vedere che per molti ero stato un esempio, un modello. Nel momento più buio ho deciso di cambiare. Ho intrapreso un lungo percorso di crescita personale, imparando a comprendere le mie debolezze, a seguire l'istinto del cuore, a credere nel mio potenziale e nell'innato potenziale delle persone.
Questo mi ha portato a lasciare il mio lavoro per dedicarmi a supportare gli atleti sotto il profilo mentale, affinché possano esprimere al meglio le loro abilità. I giovani atleti hanno bisogno di esprimersi e il mio obiettivo è indicare loro una via per vivere esperienze appaganti in linea con le loro ambizioni.
La mia motivazione nel diventare un Mental Coach Sportivo deriva dalla voglia di ispirare i miei figli a dare sempre il massimo nelle cose che amano, dedicandosi con passione. La mia determinazione viene dalla fiducia che mia moglie ha sempre riposto in me, e per questo mi impegno con tutte le mie energie.